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Ex Essicatoio Bozzoli

Ex Essicatoio Bozzoli

 

 

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L’ex essiccatoio bozzoli: tra archeologia industriale e industria tessile

Storia e descrizione 

Manufatto di archeologia industriale, l’ex essiccatoio bozzoli si presenta quale un patrimonio edilizio non solo di valore architettonico, ma importante anche per la sua identificazione nel territorio .

Le prime strutture “industriali”, presenti nel territorio regionale, furono quelle che utilizzavano l’acqua come fonte energetica ed erano localizzate lungo le rogge esistenti: mulini e battiferro durante il dominio veneziano; opifici tessili e centrali idroelettriche tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

La Serenissima di Venezia dal XV investi molto sulla diffusione della bachicoltura e di conseguenza sulla gelsicoltura nelle terre ad essa soggette. Già nel 1515 Agostino Filatogli richiedeva alla Comunità udinese il permesso di poter costruire “un edificio da seta”. Nei pressi di San Vito, la “Ca Bianca” sorta per iniziativa dell’imprenditore tessile Jacopo Linussio, fu una villa opificio dove si lavorò lino e canapa fino al 1814, anno in cui cessò l’attività.

Nel secolo XIX, nell’ambito dell’industria tessile locale, il settore più sviluppato fu proprio quello della seta, anche in considerazione del fatto che la bachicoltura si è rivelata per un lungo periodo un’importante integrazione del reddito familiare ( filatoi De Bon, Himann, Piva).

Imprenditore capace fu certamente, nella realtà sanvitese, Paolo Giunio Zuccheri, che nella seconda metà dell’ottocento avviò l’attività serica anche a San Vito. Attiva dal 1877 la filanda era dotata di 32 bacinelle, di una caldaia costruita a Lubiana e motore a turbina. Ottenuta l’erogazione dell’acqua dalla fossa che circonda il centro storico, per animare una ruota da applicare ad un opificio di torcitoio, successivamente Zuccheri realizzò un ampliamento all’impianto produttivo destinato a filatoio per la seta, il tutto mosso da turbine ad acqua. Lo stabilimento impiegava da 60 a 70 lavoratrici e produceva circa quaranta chilogrammi di trame settimanalmente.

Il recupero conclusosi recentemente restituisce vita ad una presenza dimenticata, flessibile ora ad accogliere un riuso degli spazi esistenti, oltre a mantenere viva la memoria di una parte importante della storia locale.

Attualmente al piano terra e primo piano si trovano ambienti utilizzati dal Centro di Aggregazione Giovanile, dall’Ufficio Informagiovani e dalla Pro Loco.

Dal vano scale principale, si accede al secondo piano dove si aprono due ampi saloni adibiti generalmente a ospitare esposizioni artistiche ed eventi culturali.

 

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